Il Maggiore Verbania

by Gruppo Stones e Gruppo Marzorati / Verbania, Italia

 

Centro Eventi Multifunzionale 

Canteranno le pietre

E la musica, linguaggio universale di anime e di sentimenti che travalica i confini tra popoli e culture, scorrerà sull‘acqua e si ele- verà al cielo. Nello splendore del lago che riflette i vicini monti dai pendii verdeggianti l‘aria vibrerà di nuove note e gli sguardi si vol- geranno alle bianche superfici dei grandi sassi capaci di parlare, danzare, accogliere.

È il miracolo dell‘architettura: con le sue forme incanta e fa sogna- re, porta nuovi significati, rivela il senso del luogo nel momento in cui lo schiude al dialogo e, così, gli dona completezza. Con la loro presenza che è assieme sobria e giocherellona, im- ponente e amichevole, evidente e soave, i grandi sassi del Cen- tro Eventi Multifunzionale sanciscono la preminenza di Verbania nel panorama. Del resto, non a caso la città riprende l‘antico to- ponimo: Verbano è il nome di origine celtica del Lago Maggiore, probabilmente collegato alla diffusa presenza della verbena sulle sue sponde: pianta dalle virtù mitizzate, medicamentosa e afrodi- siaca, certo bellissima nel variare delle tonalità di colore al fiorire. E il Verbano è luogo ove si sono moltiplicati i giardini e le ville, in quella che pare un‘eterna primavera che in sé riassume i moltepli- ci volti della natura: i monti e i corsi d‘acqua, le isole Borromee e le variate sponde che a tratti precipitano nel lago e altrove si disten- dono in spiagge dal sapore marino, mentre di lontano occhieggia- no i ghiacciai sulle cime e stormiscono le fronde dei floridi boschi. E le pietre, che dalle rocciose pareti dei monti nel maestoso vol- gere del tempo geologico sono state trascinate dai ghiacciai nelle morene per poi essere travolte e trasformate in ciottoli dallo scio- gliersi dei ghiacci in fiumi e torrenti, sono un‘altra delle cifre che rappresentano quast‘angolo privilegiato di mondo. 

Non a caso dalle vicine valli provengono il marmo di Candoglia (con cui tra l‘altro è stato rivestito il Duomo di Milano) così come le pietre che compongono e ornano basili- che (si pensi alle colonne di San Paolo Fuori le Mura a Roma), palazzi e strade un po‘ in tutta Italia. Ecco dunque che oggi il nuovo Landmark del lago, il “Maggiore”, si presenta come un accostarsi di sassi: ma sublimati, quasi idea- lizzati. Sia nelle dimensioni, sia nell‘armonia dell‘insieme: sono sassi di geometrica purez- za, dotati del sublime potere dell‘astrazione che a volte l‘architettura contemporanea sa attingere quando esprime il meglio di sé nel compaginare tecnologia, valore estetico e ri- spetto per il sito e la natura.

Sono gradi sassi dalla nitida forma, come gi- ganti buoni, e prospettano sul lembo di terra che s‘inoltra nell‘acqua al lato della foce del San Bernardino, torrente il cui nome ricorda un antico convento francescano da tempo smantellato. Di lontano, sulla sponda oppo- sta del lago, si scorge l‘eremo di Santa Cate- rina del Sasso Ballaro: sono sassi che dialo- gano col sasso, espressione di diversi modi di manifestarsi della pietra che, su questo Lago Maggiore, è sempre materiale amico, utile, da sempre usato dall‘uomo, da sempre vicino alle sue necessità. Isassidel“Maggiore”,inquantoarchitettura scultorea di valore paesaggistico, interpreta- no la cultura odierna, e di tale cultura sono strumento: perché sanno accogliere concer- ti e cori, manifestazioni teatrali e operistiche, come anche esposizioni, convegni e confe- renze, momenti ludici ed eventi di rilevanza e impegno. Sono un centro la cui polifunziona- lità è garantita dalle soluzioni tecnologiche di cui è dotato, che erano impensabili al tempo in cui sorsero gli altri grandi teatri che si sono imposti agli occhi del mondo come araldi di città intere, quali la Scala per Milano o il Me- tropolitan per New York.

Oggi il “Maggiore” diviene un nuovo “Met” non solo per Verbania, ma per tutto il terri- torio che gravita attorno al lago e che sta a cavallo tra Lombardia e Piemonte, tra Italia e Svizzera, tra la pianura e la cerchia delle Alpi. Oggi, quando le città si sono dilatate per ogni dove coi loro edifici e le loro strade, il “Mag- giore” si pone in un luogo privilegiato come momento di cesura e di incontro: col suo disegno inconsueto, che spicca sull‘intorno, interrompe il seguito di edifici che si allinea- no lungo le sponde, e raccoglie l‘attenzione e l‘afflusso di coloro che oltre alla bellezza del- la natura desiderano godere il piacere della cultura. Nella logica del city marketing il “Maggiore” rappresenta uno squillante successo, un‘ar- chitettura capace di imporsi agli occhi del mondo come avvenne col Guggenheim di Bilbao - ch‘è divenuto un paradigma di que- sta nostra epoca.

Così Verbania e il Lago Maggiore si presenta- no sul proscenio internazionale con volto rin- novato: oltre al San Carlone e all‘Isola Bella, oltre a Villa Carlotta e ai lungolaghi delle tan- te cittadine con le loro facciate liberty, oltre al Mottarone e alle vedute panoramiche che parlano di una gloriosa storia, hanno un nuo- vo motivo di orgoglio e un punto di richiamo totalmente proiettato nel futuro. Non solo al servizio dei suoi cittadini, ma anche capace di competere sul terreno della concorrenza globale rivolta ai sempre più imponenti ed esigenti flussi di turisti e di quei globe-trotter chiamati in gergo “city-user” ovvero coloro che per lavoro sono in continuo movimento tra le città del mondo. La posizione del “Maggiore” non è solo pa- noramica, è anche snodo che incardina il ter- ritorio, sul piano simbolico e su quello funzio- nale. Si pone infatti in continuità col giadino di Villa Maioni: edifico di pregio storico da tempo adibito a biblioteca civica, che con- nota il sito sul piano culturale. Sul lato verso il lago, l‘edificio del “Maggiore” si inserisce e continua il declivio che s‘inoltra nell‘acqua mentre sul lato opposto i percorsi ciclope- donali lo collegano al vicino centro storico di Verbania. Sul lato sud del breve promontorio sta la cala sabbiosa con la ridente spiaggia e verso nord, oltre il torrente, ecco il porticciolo turistico cui attraccano motoscafi, barche a vela e i vaporetti di linea che raccordano le città rivierasche. Il progetto architettonico ha un valore emblematico ed è stato compiuto con no- tevole sagacia: frutto di un concorso vinto dal gruppo Stones, ha visto nella fase ese- cutiva la partecipazione di diversi specialisti tra i quali si segnalano il capogruppo, arch. Giancarlo Marzorati, autore noto tra l‘altro per alcuni dei più prestigiosi auditorium co- stuiti recentemente in Italia (l’Auditorium di Milano sede dell’Orchestra Giuseppe Verdi, e quello di Bologna intitolato a Manzoni), l‘arch. Fabrizio Bianchetti, lo strutturista ing. Stefano Rossi, la società Texter che ha cura- to l‘impiantistica, il geologo Fulvio Epifani e la responsabile tecnica del Comune ing. Noemi Comola. Un team di progetto che ha armoni- zato forma architettonica e tecnologia, qua- lità acustica(a cura Biobyte Srl) e variabilità degli spazi. Il cuore dell‘insieme infatti è co- stituito dall‘ampia sala polivalente, plasma- bile secondo diverse configurazioni.

Nella configurazione a teatro la platea, con 500 sedute disposte su due tribune conse- cutive, scende a gradinata verso il palco che si distende nella grande ansa sotto la parte più alta del maggiore dei sassi. Le macchine tetrali hanno ampi spazi e un‘alta torre per articolare le scene. V‘è la “buca” dell‘orche- stra (Golfo Mistico) pronta per rappresen- tazioni operistiche; e quando per eventi concertistici l‘orchestra trova posto sopra il palco, la grande abside ne diffonde il suono verso gli ascoltatori a mezzo della prevista camera acustica. Nella sala, soffitto e pareti ad andamento convesso contribuiscono a riflettere le note all’intorno. Nella configurazoine a sala convegni o luogo espositivo i posti disponibili sono 900 e la platea è posta perfettamente orizzontale, così da costituire un unico grande piano che può continuare nello spazio del palco. In que- sto caso setti verticali apribili possono am- pliare lo spazio nel foyer laterale. Peraltro all‘esterno altre gradonate scendo- no a un ampio spiazzo erboso che precede la riva: nel complesso, dall‘interno e dall‘ester- no si possono godere spettacoli che avven- gono, o sulla riva, o sul lago. Se la natura del luogo circostante è di per sé spettacolare, vi si aggiungono momenti speciali quali regate, fuochi artificiali, esibizioni artistiche.

E la copertura dell‘edificio, attorno al quale si innestano all‘esterno i “sassi” disposti a raggiera, è una grande terrazza in parte gradonata, dove si possono godere i ser- vizi del bar e del ristorante che si trovano nel “sasso” che sta sul lato sud, verso la spiaggia. Degli altri due “sassi”, quello che sta tra i primi due ospita gli spazi di acces- so e l‘altro, verso nord, ovvero verso la foce del torrente,contiene camerini, sale prova, un locale per i giovani. Il valore tecnologico dell‘insieme si riconosce in molteplici par- ticolari: oltre alla modularità dello spazio teatrale-espositivo, manovrata da argani elettrici perfettamente silenziosi,dalla mobilità delle scene gestite dalla graticcia sopra- stante, la si ritrova nel sistema di regolazione termica, governato da pompe di calore che usufruiscono dell‘acqua del lago in funzione analoga a quella della geotermia. La struttura in calcestruzzo armato e in ac- ciaio reticolare costituisce un‘ossatura dalla disposizione stereometrica perfettamente razionale: su di essa si innestano i profili in legno lamellare che compongono i quattro scultorei“sassi”,rivestitidaspessoriisolanti, esternamente protetti da una lamina in lega metallica e dotati di finestrature strategica- mente disposte.

Modularità, plasmabilità, flessibilità, adatta- bilità: la molteplice articolazione del sito va assieme alla forza espressiva di un‘architet- tura dal carattere marcato, unico, originale e nuovo quanto anche consono col sito. E la forma, così inconsueta, non ha solo il senso di rappresentare un nuovo Landmark. Esprime compiutamente l‘anima stessa dell‘edificio, la sua intrinseca musicalità; infatti, come spiega Giancarlo Marzorati: “il pregio acustico dell‘ampio locale modulabile non deriva solo dall‘uso attento dei materiali, ma prima di tutto dalla sua configurazione geometrica, studiata ad hoc per massimiz- zarne la sonorità. Al punto che ancora prima di rivestire le pareti e rifinire gli interni, quan- do ancora l‘edificio era al rustico, l‘orchestra dei Giovani Musicisti Ossolani ha già provato a suonare sul palco: con gli elmetti protettivi in testa, come è d‘obbligo nei cantieri... Il ri- sultato è stato eccellente...”. Perché i sassi a Verbania hanno un cuore mu- sicale. E pulsano secondo ritmi straordinari, legati alla grandiosità di uno scenario natu- rale dove acqua, cielo e monti s‘incontrano e ricordano ère geologiche lontane. Ma guar- dano verso il futuro, con sereno ottimismo. La realizzazione è della Notarimpresa di Novara,in raggruppamento con CDL di Cre- ola D’Ossola e Tecno Costruzioni di Verbania.

Leonardo Servadio 

Partners del progetto:  

» CDL Group Srl
» N.C.C. SRL
» PALINGEO SRL
» Giovanni Scaramozza & C. snc